giovedì 13 luglio 2006

Un motivo per il quale servono delle aree libere dalle infrastutture

Nella pausa pranzo del 29 giugno 2006, di impulso ho deciso di andare a fare un giro con la bici nel Parco del Roccolo nel comune di Busto Garolfo.
L’occasione era propizia. La mattina un temporale estivo ha mitigato la calura che da giorni ci “opprimeva”. Quindi, la bici mi ha portato nel parco.
L’itinerario che ho percorso inizia e finisce in via Fosse Ardeatine nella zona est di Busto Garolfo (MI) e si svolge per buona parte con il favore dell’ombra che gli alberi offrono anche al pomeriggio.
Inoltre quel giorno, complice la pioggia caduta copiosamente tra le chiome, delle gocce d’acqua che brillavano, mi donavano la sensazione di pace e tranquillità.
Appena entro nella stradina dei liguroni, che è la strada che si incontra percorrendo la trattorabile, ovvero la pista di arrocamento alla strada provinciale 109 in direzione nord, un upupa attira la mia attenzione con il suo richiamo, poi si invola e attraversa i biondi campi di grano in direzione nord.
Un po’ più avanti vedo un cuculo volare e poi posarsi sull’ippocastano della strada della formica.
Dopo poche pedalate arrivato al bosco dei vallascioni vedo nel cielo lo sparviero e in lontananza la sagoma
della poiana.
Arrivato nell’ex bosco del roccolo il picchio rosso maggiore e il picchio verde si lasciano ammirare per diversi minuti.
Il tutto con sottofondo, intonato da cince, codibugnoli, merli e fringuelli.
Tutto l’itinerario con la bicicletta si può percorrere in meno di un ora, ed è un ulteriore occasione per passare del tempo a contatto con la natura, che tutti se vogliono, grazie alla presenza del polmone verde, possono cogliere.
Il percorso è su strade sterrate, si sviluppa ad un chilometro dal centro di Busto Garolfo e questo a nostro avviso è un ulteriore motivo per mantenere attiva la vecchia viabilità.