venerdì 23 novembre 2007

Il "Tesoretto di Busto Garolfo": ecco come saranno utilizzate le entrate derivanti dalla vendita delle aree industriali

Dalla vendita delle aree industriali è derivata un’entrata di 5.700.240,50 euro.
Questi soldi saranno impiegati per effettuare interventi pubblici con imputazione della spesa nell’anno in corso ( 2007). Ciò ha portato alla necessità di rivedere, proprio per il 2007, le previsioni del piano triennale delle opere pubbliche.

Ecco, di seguito, alcune tra le principali iniziative:

  • per la manutenzione delle strade si impegnano 401.966,90 euro di cui 147.966,90 dalle nuove entrate;
  • per la ristrutturazione del municipio: 300.000,00, tutti dalle nuove entrate;
  • per la ristrutturazione di altri edifici comunali: 200.700,00, tutti dalle nuove entrate;
  • per la sistemazione di Piazza Lombardia: 570.000,00 di cui 353.000,00 dalle nuove entrate;
  • per la realizzazione di itinerari ciclabili: 200.000,00, tutti dalle nuove entrate;
  • per la realizzazione della palestra polifunzionale ( per la quale si prevede un costo finale di circa 1.500.000,00 di euro): 430.000,00 tutti dalle nuove entrate;
  • per la ristrutturazione delle ex scuderie della villa comunale: 500.000,00 euro, tutti dalle nuove entrate;
  • per la installazione di generatori fotovoltaici da posizione sulle strutture comunali: 1.067.294,89 di cui 778.000,00 dalle nuove entrate;
  • per gli interventi di ristrutturazione della casa di riposo: 475.000,00 euro, di cui 175.000,00 dalle nuove entrate;
  • per il nuovo cimitero: 600.000,00 euro tutti dalle nuove entrate.

In sostanza, senza le nuove entrate, gran parte degli interventi previsti non avrebbe potuto essere messa in cantiere.
I Verdi esprimono grande apprezzamento per alcune scelte “coraggiose”, come quella degli impianti fotovoltaici, a cui vanno associate le ristrutturazioni degli immobili comuni, anche nella direzione del risparmio energetico.
Quali sono,invece, le nostre perplessità?
La prima: è mancato il confronto su tutto il pacchetto ed in particolare sulle nostre proposte di verificare la fattibilità dell’acquisto della Corte Grande e della copertura del velodromo comunale.
Inoltre, non sono state presi in considerazione: la valorizzazione ambientale dell’area a ridosso della bretella ( che chiunque domani potrebbe urbanizzare), la previsione di spese per attuare il piano della mobilità in corso di redazione ( 200.000 euro non bastano!), l’accantonamento di somme per l’eventuale attuazione di interventi nell’area delle cave ( le rogge andrebbero spostate, si dice, a spese del comune). Gli stessi interventi di manutenzione sugli edifici scolastici e socio-sanitari appaiono ridotti rispetto ai bisogni.
Non siamo affatto d’accordo si spendere queste enormi cifre sia per asfaltare le strade sia per realizzare la nuova palestra, rispetto alla quale manca ancora una decisione su “dove” metterla.
Per non parlare poi della Piazza Lombardia: che senso ha ricostruire il manto stradale senza discutere prima del suo utilizzo?
Insomma, non capita tutti i giorni di avere a disposizione entrate così rilevanti: ci saremmo aspettati un maggiore confronto con i partiti e i cittadini e un maggiore approfondimento di alcune questioni, che non ci convincono.

martedì 25 settembre 2007

Casa di riposo di Busto Garolfo: fare in fretta fare bene

La situazione della casa di riposo ( o meglio della Fondazione Il Cerchio che gestisce la struttura) è una priorità da affrontare in fretta, con l’obiettivo di rilanciare la Fondazione e avviare il risanamento della struttura ( che la vecchia gestione ha lasciato con una perdita di un milione di euro), mediante interventi che non si limitino al ripiano delle perdite.

Questo il senso della lettera che i Verdi hanno inviato al Sindaco di Busto Garolfo, perché apra un confronto con i partiti della maggioranza e della minoranza sul futuro della fondazione.

Chi volesse approfondire il tema potrà consultare il documento che i Verdi hanno trasmesso al Sindaco, con le relative proposte, che possono essere qui riassunte:

1.la proprietà dell’edificio deve essere trasferita alla Fondazione, insieme a tutti i beni mobili (paradossalmente la Fondazione non è proprietaria neppure dei letti);
2.lo statuto della Fondazione deve essere modificato perché questa possa assumere la gestione di nuovi servizi alla persona e perché gli amministratori possano essere revocati in ogni momento dai comuni fondatori;
3.la convenzione tra il comune di Busto e la Fondazione, va completamente rivista:in particolare, durata di almeno 30 anni, agevolazioni sui costi delle utenze.

Le proposte del Consiglio di amministrazione, riguardanti la realizzazione di una palestra e di un asilo nido all’interno dei locali, non utilizzati, della struttura, vanno attuate, perché soltanto estendendo il proprio campo di azione, la fondazione può rendersi anche autonoma sul piano finanziario e proporre servizi ( vedi il nido) che il comune non è in grado di offrire.

Il Consiglio di amministrazione – oggi privo del suo presidente ( il dr Amadei si è dimesso) e in procinto di perdere un altro componente – deve essere ricomposto e ricondotto al suo ruolo di amministrazione e non di gestione.

Quindi, ritorno ad amministratori che siano espressione dei comuni e che operino solo per il bene di questi ( senza indennità alcuna) e nomina di un direttore capace professionalmente, che potrà essere scelto anche mediante un pubblico avviso di persone in possesso di determinati requisiti.

Mauro Zanzottera

Marino Bottini

Diego Massalongo

Fondazione “Il Cerchio” e RSA per anziani San Remigio di Busto Garolfo

Sono stati esaminati i seguenti documenti:
1.atto costitutivo e statuto della Fondazione;
2.convenzione tra la Fondazione e i comuni di Busto Garolfo e Canegrate relativa alla RSA;
3.schema di contratto di accoglienza in uso presso la RSA.

Inquadramento della situazione

I comuni di Busto Garolfo e Canegrate hanno inteso realizzare una RSA per anziani e a tal fine hanno costituito una fondazione, prevedendo che la gestione della RSA avvenisse presso un immobile di loro proprietà ( 75-25%) sito nel comune di Busto Garolfo.
La Fondazione, per volontà dei comuni, opera nei settori della beneficenza e assistenza sociale e socio-sanitaria. Per fare ciò la fondazione può anche affidare a terzi la gestione di parte delle attività.
La Fondazione, inoltre, non può svolgere attività diverse da quelle proprie dello scopo istituzionale ( offerta di servizi sociali e socio-sanitari alla persona), ad eccezione di quelle ad essa direttamente connesse.
Alla Fondazione è assegnato un patrimonio iniziale di 100 milioni di lire.
Lo statuto ammette la possibilità ( peraltro con formulazione alquanto generica) che la Fondazione possa intrattenere rapporti con terzi mediante accordi ed intese tra la stessa e i comuni interessati. In altre parole, sembra che la Fondazione possa prendere in carico la gestione di servizi pubblici di comuni anche diversi dai fondatori.

Prime annotazioni

Da questo sommario inquadramento e da altre norme statutarie si possono ricavare prime considerazioni e valutazioni:
a)la Fondazione nasce sulla base di un patrimonio in denaro, estremamente limitato e, soprattutto, senza la proprietà del fabbricato nel quale la RSA è ubicata ( si tenga presente, tra gli altri, che l’autorizzazione e l’accreditamento sono dati sulla struttura, ma non sono trasferibili in forza di atti tra privati e neppure per successione tra enti);
b)la Fondazione può affidare la gestione parziale dei servizi svolti a terzi: di quali servizi si stia parlando non è chiaro, sta il fatto che alcune perplessità potrebbero nascere dall’affidamento in appalto di servizi ( compiti) propri della RSA o di altri servizi pubblici affidati in house dai comuni fondatori;
c)la Fondazione, invece può assumere la gestione di servizi di altri soggetti ( terzi), ma solo sulla base di accordi con i comuni interessati: questo significa che comuni diversi dai fondatori potrebbero affidare alla fondazione alcuni loro servizi ( in tal senso assumono rilevanza le disposizioni in tema di affidamenti a soggetti del terzo settore, di cui al DPCM 30 marzo 2001);
d)la stessa clausola, alla lettera, escluderebbe la possibilità della Fondazione di assumere la gestione di servizi di altre p.a., tra cui l’ASL;
e)la Fondazione, per statuto, può occuparsi di servizi sociali e socio-sanitari alla persona: quindi sono esclusi i servizi sanitari ( tra cui rientrano i servizi infermieristici e i servizi farmaceutici), a meno che questi, alla pari di altri ( educativi, sportivi, ecc.) non siano connessi con quelli sociali e socio-sanitari;
f)lo statuto prevede cause di esclusione degli amministratori tipiche ( cioè tassative), di non facile applicazione e che soprattutto non tengono conto dell’elemento fiduciario.

Prime proposte di revisione dello Statuto

a)la proprietà dell’intero fabbricato ( non solo la porzione destinata a RSA), ed anche dei beni mobili assegnati, deve essere conferita alla Fondazione;
b)va esaminata con attenzione la possibilità che servizi pubblici affidati in house dai comuni fondatori possano essere assegnati a terzi dalla Fondazione;
c)i compiti istituzionali della Fondazione vanno ampliati e chiariti: va prevista la possibilità di gestire servizi sanitari;
d)alla Fondazione va data la piena possibilità di gestire servizi alla persona per conto di altre pubbliche amministrazioni, nelle forme previste dalla vigente normativa. Non va neppure esclusa, ma al contrario prevista espressamente, la possibilità che la fondazione assuma la gestione di servizi anche da parte di privati ( per esempio accordi tra Fondazioni o con associazioni);
e)alla luce anche dei più recenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa, va prevista la possibilità per il comune di rimuovere gli amministratori nominati, sulla base anche del venir meno del rapporto fiduciario;
f)comunque, quelle previste dallo Statuto come cause di esclusione ( che per definizione riguardano il momento della nomina), andrebbero individuate come cause di revoca della nomina.

Ulteriori annotazioni

Non disponendo della proprietà del bene principale per gestire la RSA, la Fondazione è costretta a stipulare una convenzione con i comuni fondatori, con cui, dato atto dell’avvenuta concessione in uso dell’immobile per la parte destinata a RSA, viene affidata alla stessa la gestione della unità d’offerta.
A tutti gli effetti, l’affidamento del fabbricato, dei beni mobili e dello spazio esterno, avviene a titolo di locazione, con un canone annuo di lire 205 milioni ( superiore allo stesso patrimonio conferito in via di costituzione – ndr).
I costi delle utenze sono interamente a capo della Fondazione.
L’inadempimento degli obblighi che discendono dalla convenzione determina la decadenza della concessione ( rectius: risoluzione di diritto).
La concessione in uso è prevista per un periodo di 10 anni. Con un preavviso di 12 mesi la Fondazione può chiedere di proseguire la gestione della RSA.
Inoltre, si precisa che i servizi globali di gestione non potranno essere sub-concessi. Altri servizi “non globali” possono essere affidati a terzi con convenzione.

Alla convenzione è poi allegato un documento contenente alcune clausole “compromissorie”.
Interessante è osservare che nelle premesse i comuni danno atto che con la concessione alla fondazione della gestione della RSA viene esternalizzato il rischio legato all’esercizio della RSA.
Non si comprende in base a quale documento i comuni, sempre nelle premesse, diano atto che alla fondazione sono assegnati compiti di cura e riabilitazione degli anziani ( funzioni, queste, propriamente sanitarie).
Dal documento si evince con chiarezza che l’attività principale della Fondazione in ordine alla gestione della RSA è soggetta al controllo comunale, anche se sotto forma di obblighi informativi a carico dell’ente privato. Non c’è dubbio però che il comune eserciti il controllo sulla corretta esecuzione della convenzione e quindi sulla gestione complessiva della RSA. Non si capirebbero altrimenti i controlli periodici previsti dall’art.11.

In sostanza, l’operazione è consistita nelle seguenti fasi:
1.costruzione del fabbricato da parte dei comuni;
2.costituzione della fondazione;
3.concessione in uso del fabbricato alla fondazione;
4.convenzione per gestire la RSA, ma in sostanza per pagare l’affitto.

Quindi, i comuni affidano ad un soggetto da loro appositamente costituito la gestione di un servizio pubblico ritenuto essenziale, ma anziché pagare l’affidamento al soggetto privato, prevedono a carico di questo un canone d’affitto superiore allo stesso patrimonio conferito. Inoltre, trattengono la proprietà anche dei beni mobili e prevedono che la collaborazione con il soggetto da loro stessi costituito abbia una durata di soli 10 anni ( si pensi, solo per fare un esempio locale, che quella relativa alla piscina ha durata di 15 anni).
Correttamente la convenzione riguarda il solo servizio affidato. Il punto è che, anziché disciplinare questo affidamento, la convenzione si rivolge soprattutto alla locazione dei beni strumentali per lo svolgimento del servizio.

I comuni assumono l’obbligo di svolgere controlli periodici sulla gestione complessiva della RSA, come è giusto che sia per un servizio pubblico di questo tipo.

Con l’abrogazione dell’art. 113 bis del TUEL, i comuni possono ricorrere a svariate possibili formule gestionali. Quindi l’affidamento in house ( cioè senza la gara ad un soggetto diverso ma rientrante nel sua sfera di influenza) di un servizio pubblico alla persona può avvenire anche tramite una fondazione.
La fondazione è “un’organizzazione per la gestione di un patrimonio autonomo destinato e vincolato, in modo tendenzialmente perpetuo, al perseguimento di uno scopo socialmente rilevante prestabilito dal fondatore”.
Il patrimonio è l’essenza della fondazione, tant’è che il controllo governativo ( oggi regionale) sulle persone giuridiche di diritto privato è tutto incentrato sulla capacità della fondazione di raggiungere il proprio scopo mediante il proprio patrimonio.
Ci si domanda, quindi, come sia possibile avere costituito una fondazione senza affidarle la proprietà del fabbricato attraverso il quale viene perseguito lo scopo sociale. Ma ancora più sorprendente è che il bene strumentale per il perseguimento dello scopo sia dato in locazione per soli 10 anni.
La fondazione vive di vita propria, ma quando le è assegnato un servizio pubblico locale dai comuni fondatori, non può sottrarsi ai principi espressi dalla Corte di Giustizia UE e dalla Commissione Europea ( nota del 26 giugno 2002 indirizzata proprio al Governo Italiano), che individua i seguenti requisiti: 1) il capitale della fondazione deve essere interamente pubblico ( e questo requisito dovrebbe mettere a tacere coloro che temono ingressi dei privati nella gestione dei servizi pubblici); 2) il comune deve esercitare sulla fondazione un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi ( ci si domanda se i due comuni abbiano svolto questo tipo di controllo); 3)la fondazione realizza la propria attività prevalentemente con il comune che lo controlla.
Il controllo è inteso come potere assoluto di direzione, coordinamento e supervisione dell’attività della fondazione, ovviamente per i soli servizi affidati ( risulta che i comuni fondatori, invece, avrebbero preferito altri soggetti alla fondazione per la gestione di altri servizi alla persona). Tra gli obblighi dei comuni, la Corte dei Conti segnala quello di allegare al proprio bilancio di previsione il consuntivo della fondazione, ai sensi dell’art.162, comma 1, del TUEL.
Di fronte a una situazione di perdita della fondazione, la Corte dei Conti ha precisato che non c’è nessun obbligo di ripiano a carico del comune, il quale però deve decidere se aumentare l’entità dei contributi ordinari ( ovvero di quanto corrisposto a titolo di corrispettivo del servizio, se dato in appalto), erogare un contributo straordinario ovvero permettere che la fondazione eroda progressivamente il proprio patrimonio, con conseguente intervento dell’organo di controllo o estinzione della stessa.
Il punto è, secondo l’orientamento della Corte dei Conti, che il comune deve sapere intervenire prima che la situazione di perdita si concretizzi, proprio perché è tenuto ad esercitare un controllo analogo a quello che esercita sui propri servizi.

Proposte di revisione della convenzione

a)Con il trasferimento della proprietà dei beni alla Fondazione, la convenzione dovrebbe limitarsi a regolare i rapporti relativi alla gestione del servizio;
b)In ogni caso va escluso un canone di locazione o, quanto meno, questo va compensato con il costo del servizio reso;
c)La convenzione deve avere una durata almeno trentennale, con tutte le garanzie del caso a favore dei comuni e quindi di recesso;
d)La sub-concessione dei servizi “non globali” andrebbe meglio verificata;
e)I costi delle utenze andrebbero riesaminati alla luce del tipo di rapporto che lega la fondazione con il comune di BG ( sono utenze necessarie per lo svolgimento di un servizio pubblico locale!);
f)La clausola compromissoria va eliminata, poiché onerosa per la p.a.

Sul contratto di accoglienza

Il documento è un atto predisposto dalla Fondazione e quindi non ha rilevanza ai fini del presente esame, che attiene ai rapporti tra comune e Fondazione.
In ogni caso, emergono alcuni rilievi:
a)è un contratto “trilaterale”, nel quale si inventa la figura del “garante del cliente”, il quale assume l’obbligo di pagare la retta “inderogabilmente”;
b)il garante, però (e già emerge la contraddizione), opera su delega dell’assistito, il quale, è noto, è un soggetto non autosufficiente e probabilmente in stato di incapacità ( almeno di fatto) di agire, cioè di compiere atti giuridicamente validi;
c)il garante agisce per conto dell’assistito anche per gli aspetti non pecuniari, quindi anche relativi ai trattamenti sanitari o comunque riferiti alla persona ( anche se il consenso informato riguarda solo l’assistito);
d)il rapporto tra quota sanitaria e non sanitaria dei costi e quindi tra retta e tariffe a carico del FSR non rispetta quanto previsto dal DPCM in materia di livelli essenziali di assistenza (50% dei costi complessivi a carico del SSN e 50% a carico dell’utente o del comune);
e)pur trattandosi di un contratto predisposto dalla fondazione comunale, non compare alcun cenno ai rapporti tra assistito e comune

In realtà, il contratto tra un terzo ( parente o altri) e l’erogatore è un contratto a favore di terzo e segue la disciplina codicistica.
Se invece viene sottoscritto dall’assistito, occorre verificare se trattasi di soggetto capace e, in caso contrario, verificare se è stato nominato un tutore o l’amministratore di sostegno. Se ciò non è avvenuto, l’erogatore deve attivarsi perché ciò accada, così come deve informare il comune al momento del ricovero, e ciò ai fini degli obblighi comunali di integrazione economica.
Il contratto, pertanto, va rivisto nella sua interezza.

Busto Garolfo, 25 settembre 2007

Verdi per la Pace – Busto Garolfo

venerdì 6 luglio 2007

Lettera alla Lista del Centrosinitra sull’utilizzo delle risorse derivanti dalla vendita delle aree industriali

Al Capogruppo Lista Centro Sinistra

Oggetto: Utilizzo delle risorse derivanti dalla vendita delle aree

I Verdi intendono portare alla attenzione della maggioranza un contributo di idee per l’impiego delle risorse derivanti dalla vendita delle aree industriali, che, da quanto appreso, ammonterebbero a circa 6 milioni di euro.

E’ evidente che questo eccezionale fondo debba essere oculatamente utilizzato per interventi che a nostro parere rispondano a criteri di priorità degli investimenti, nell’ambito di un processo di ampio respiro e per opere che siano davvero utili per la popolazione.

Per questa ragione ti chiediamo di avviare un dibattito interno al gruppo e alla maggioranza di governo da cui possano essere raccolte le idee di tutti e confrontate con la popolazione. Non solo, le priorità andranno scelte sempre e comunque sulla base di una analisi costi-benefici, anche in termini gestionali, delle opere che saranno previste.

Nell’ambito di questo confronto, che noi apriamo con questa lettera, intendiamo sottoporre alcune proposte, per noi prioritarie e tali da richiedere un serio approfondimento.

La prima attiene all’acquisto da parte del Comune della Corte Grande, edificio di interesse storico-architettonico di grande pregio, in condizioni di certo degrado, ma che ha mantenuto inalterato il suo assetto edilizio e architettonico.

Questo edificio deve diventare patrimonio pubblico ed essere sottoposto ai necessari interventi di restauro, per essere destinato poi ad edilizia residenziale pubblica, servizi comunali, luoghi di incontro, museo della memoria contadina.

La contiguità con il municipio e con il parco comunale consente di individuare in questo spazio qualsiasi tipo di attività di interesse pubblico, senza spreco di risorse aggiuntive per utenze, cablaggi, ecc.

Ulteriori proposte, peraltro realizzabili in aggiunta a quella appena esposta, riguardano:
la copertura del velodromo comunale, in modo da trasformare e valorizzare questo rarissimo impianto sportivo, consentendone l’inserimento nel circuito nazionale ed internazionale, con evidente richiamo di manifestazioni nel nostro paese;
investimenti per avviare il processo di trasformazione della Società che gestisce l’impianto di cogenerazione in una vera e propria società dell’energia;
investimenti per portare a termine la rete fognaria oppure per la costruzione di doppie reti idriche, necessarie per una seria politica di risparmio dell’acqua.

Confidiamo nella tua attenzione e rimaniamo in attesa di discutere delle proposte qui esposte.

Cordiali saluti.

martedì 26 giugno 2007

Compriamo la corte grande: una proposta non una provocazione

I Verdi lanciano una proposta alla amministrazione: comprare la corte grande. Il più importante edificio della storia contadina di interesse storico architettonico del paese, ormai in progressivo degrado, deve diventare patrimonio comunale.
Con quali soldi? E per farne che cosa?
Le risorse finanziarie non mancano. Anche Busto ha il suo “tesoretto”: sono le entrate derivanti dalla vendita delle aree industriali.
Con questi soldi il comune può attuare il maggiore investimento della sua storia: acquistare un complesso storico di indubbio pregio, restaurarlo e destinarlo a residenza popolare, a luoghi di incontro e a spazi per i servizi comunali.
La contiguità con il municipio e con il parco comunale consente di individuare in questo spazio qualsiasi tipo di attività di interesse pubblico, senza spreco di risorse aggiuntive per utenze, cablaggi, ecc.
Salvare un pezzo di storia contadina come luogo della memoria di un paese che perde, giorno dopo giorno, la sua identità.

lunedì 21 maggio 2007

Piazza Lombardia: ci risiamo

Piazza Lombardia è di nuovo oggetto di attenzione.
In una pubblica assemblea è stato presentato il progetto per il riordino architettonico e l’arredo urbano della piazza. Saranno messi a dimora alberi ad alto fusto, installate panchine, un tabellone elettronico. Insomma, si farà in modo per rendere la piazza più vivibile.
Fin qui tutto bene.
Ma le novità sono altre. Partecipando ad un bando per ottenere finanziamenti regionali, il Comune vorrebbe mettere mano al sottofondo stradale. Con oltre 400 mila euro verrebbe rifatto il manto stradale per rendere ( si dice) più sicura la circolazione.
Il tutto senza avere dato una risposta alla domanda più semplice: che cosa vogliamo fare di questa piazza? E se dopo lo studio sulla mobilità urbana, che il comune ha conferito ad un professionista, dovessimo decidere di chiudere la piazza al traffico degli autoveicoli?
Noi pensiamo che la vivibilità della piazza, che significa semplicemente fare in modo che questo spazio sia frequentato e diventi luogo, tra gli altri, di incontro e di gioco, non possa prescindere dalla sua chiusura al traffico.
La piazza deve essere chiusa al traffico.
Ricostruire il manto stradale sarebbe uno spreco di denaro pubblico.
E poi, perché? Ci sono stati errori di progettazione o di realizzazione? Oppure, la progettazione non ha considerato il transito dei mezzi pesanti?
Invitiamo l’assessore ai lavori pubblici a dare una risposta da questo sito. Lo aspettiamo.

lunedì 14 maggio 2007

La corsa degli asini

Dopo le fiere con gli animali, anche esotici, chiusi in gabbie ristrette ed esposti per diverse ore, con temperature non compatibili con le loro condizioni di vita, il Comune si è fatto promotore di una gara di asini.
Il tutto in palese violazione di un regolamento per la tutela degli animali che il Comune si è dato di recente.
Davvero un bel esempio di coerenza.
Ecco perchè abbiamo segnalato il fatto alla polizia municipale, dalla quale ci attendiamo una precisa risposta.

Il regolamento è consultabile qui.

venerdì 30 marzo 2007

Assemblea pubblica della lista di Centro Sinistra

Giovedì 19 Aprile alle ore 21.00 presso la Sala Consiliare di Busto Garolfo si terrà l’assemblea pubblica della lista di Centro Sinistra che governa il Comune.
L’occasione per fare il punto della situazione e per un confronto tra amministratori, partiti di maggioranza e cittadini.
Non mancare di dire la tua.

domenica 28 gennaio 2007

Un piano per la comunicazione istituzionale

I verdi chiedono che il tema della comunicazione entri nell’agenda politica della amministrazione.

Non è possibile che a distanza di due anni il Comune non abbia ancora un ufficio per le relazioni col pubblico degno di questo nome.

La (non)comunicazione interna al palazzo comunale è la cartina di tornasole della incapacità di affrontare con serietà e professionalità il tema di come parlare ai cittadini.

Il difensore civico – questo sconosciuto – sembra chiuso dentro una torre d’avorio. Per noi il difensore civico – che riceve peraltro una indennità – deve essere in grado di promuovere i contatti col pubblico, farsi conoscere, approfondire i temi della tutela dei diritti. Tutto questo non accade.

Solo il giornale comunale sembra essersi un po’ svecchiato, ma ancora deve fare una lunga strada per uscire dal pantano della propaganda politica ( gli assessori che scrivono gli articoli!!!) e diventare foglio di servizio.

La direzione tecnica sia affidata ad un giornalista di professione e nasca una redazione di persone anche estranee al mondo dei partiti.

giovedì 25 gennaio 2007

Verso l’assemblea pubblica di primavera

Mercoledì 24 gennaio la maggioranza si è riunita per fare il punto della situazione e per definire gli interventi da compiere nei prossimi due anni.

I Verdi hanno chiesto la convocazione di alcuni tavoli di confronto ed esattamente:

1. sulla politica tributaria del comune;
2. sulle politiche sociali;
3. sulle opere pubbliche;
4. sulle società comunali e sulla fondazione che gestisce la casa di riposo.

Senza un confronto su queste politiche non è possibile alcuna condivisione delle decisioni che saranno assunte a livello amministrativo.

I Verdi hanno inoltre chiesto la convocazione di una assemblea pubblica, da tenersi in primavera, per la presentazione del lavoro svolto in questi due anni di amministrazione e per un confronto con la popolazione sulle scelte del futuro.

La proposta è stata accolta.

Da questo sito i Verdi chiedono a tutti di fare pervenire loro osservazioni, proposte e richieste sull’attività di questa amministrazione. Sarà un utile ed importante strumento per fare sentire la voce dei cittadini.