giovedì 11 giugno 2009

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Il ministero dell'Economia frena il disegno di legge "Sviluppo" che contiene anche le norme per il rilancio dell'atomo in Italia. A rischio l'equilibr

Roma - Stop del ministro dell'Economia al disegno di legge "Sviluppo" che contiene anche le norme per il rilancio del nucleare in Italia, voluto fortemente da Berlusconi e dal ministro Scajola. Il provvedimento avrebbe dovuto essere approvato in settimana alla Camera senza modifiche, dopo l'ok del Senato delle settimane scorse.
Invece gli emendamenti presentati dal ministero di Tremonti, preoccupato di mantenere gli equlibri di bilancio, faranno tornare il provvedimento a Palazzo Madama. Il Tesoro ha bocciato tra l'altro la norma che prevede fondi ai comuni disponibili ad ospitare nuove centrali nucleari e l'aumento delle bollette destinato a Terna, la società di Enel, per lo sviluppo del mercato unico dell'energia.

Esultano Verdi e ambientalisti. Per Grazia Francescato, portavoce dei Verdi ed esponente di Sinistra e Libertà, "meglio farebbe il governo a seguire la strada indicata da Obama e dagli altri paesi europei come Francia e Germania e a puntare sulle energie del futuro che sono le rinnovabili e l'efficienza energetica. Tornare al nucleare è una vera e propria follia. Con il nucleare il governo non solo non affronta il problema della sicurezza energetica ma rischia di far crescere le bollette dei cittadini, senza considerare gli enormi problemi ambientali per lo smaltimento delle scorie radioattive".

La bocciatura, rincara la dose Paolo Cento, "è un atto di serietà perché smaschera il tentativo di introdurre norme dannose sia per i consumatori che per l'ambiente", ha detto .

"In particolare la scelta di far tornare l'Italia al nucleare, contenuta nelle norme del ddl sviluppo, sono insostenibili dal punto di vista economico, oltre ad essere pericolosissime per l'ambiente. Ora non ci sia nessun pataracchio su una vicenda che il ministero dell'Economia ha reso chiara e trasparente".

E sul nucleare un chiaro monito giunge anche da Legambiente: "Le disavventure della centrale finlandese di Olkiluoto, cha ha accumulato tre anni di ritardo nei lavori del primo reattore Epr (proprio il modello che si vorrebbe realizzare in Italia) e un extracosto di 1,5 miliardi euro, dimostrano i costi elevati del nucleare'', dice Stefano Ciafani.

Inoltre, ''secondo il Dipartimento per l'Energia statunitense il costo industriale dell'elettricita' da nucleare da nuovi impianti e' piu' alto rispetto alle fonti tradizionali, e secondo la previsione dell'agenzia di rating Moody's nonostante i generosi incentivi e sussidi negli Usa, solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese, per la fonte energetica piu' vetusta e pericolosa che ci sia''